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La Gaj˛la

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Testo di Sergio Zazzera riveduto ed elaborato da Stefano Russo

Considerata la pi¨ piccola tra le isole del golfo di Napoli, in realtÓ, Ŕ un mini arcipelago composto di due isolotti ed un grosso scoglio.

Il nome deriva, con buone probabilitÓ, dal latino "cavŔa" nella sua forma diminutiva "cave˛la" che, oltre al significato di cavitÓ, recinto o gabbia, indica la parte del teatro e dell'anfiteatro romani riservata agli spettatori. La parola "cave˛la" - sfociata nella forma dialettale "cavi˛la" ed, infine, in "gai˛la", potrebbe significare, quindi, "piccola grotta"; molte sono, infatti, le cavitÓ caratteristiche presenti lungo il litorale che la fronteggia (ce n'Ŕ una anche sotto il suo isolotto maggiore, sul lato orientale), prima fra tutte la cosiddetta Grotta di Lucullo. ╚ verosimile pensare che, in passato, fosse chiamata "Isola della Cavi˛la" e che poi, col trascorrere del tempo, si sia passato a chiamarla, semplicemente, Cavi˛la e, poi, Gaj˛la (o Gaiola).

Altri orientano l'etimologia verso l'accezione "cavŔa" = "parte del teatro dove seggono gli spettatori" con riferimento alla "cavŔa" della vicina casa del ricchissimo e crudele cavaliere romano Publio Vedio Pollione.

Publius Vedius Pollio fu un abile militare romano appartenente ad una famiglia di liberti, attivo sotto l'impero di Cesare Ottaviano Augusto (63 a.C.- 14 d.C.) del quale fu anche consigliere economico. Per la sua ricchezza, si guadagn˛ il titolo di eques (cavaliere). Divenne tristemente noto per la sua crudeltÓ nella vita privata: faceva gettare nelle sue vasche di allevamento per le murene gli schiavi disobbedienti; triste consuetudine che, secondo Seneca, fu l'imperatore stesso  ad interrompere definitivamente una sera, ospite a cena in casa sua. Alla sua morte - nel 15 a.C. - lasci˛ la villa di Posillipo ad Augusto che ne fece una delle sue dimore.   

Afrodite (Napoli, Museo Nazionale) Nell'antichitÓ fu dapprima nota col nome di Euplea (dall'appellativo "Afrodite Euploia" dato a Venere, patrona della navigazione) in ragione del piccolo tempio dedicato alla dea della bellezza che sorgeva sulla sua sommitÓ.

Jacopo Sannazzaro
(1458-1530), l'insigne poeta ed umanista napoletano autore dell'Arcadia, scriveva, a proposito di questi lidi, nel suo elegante latino: " Pausylipus totidem vitreis Euploea sub undis servat adhunc" ("Posillipo conserva tuttora altrettante Euplea sotto le (sue) onde limpide").
      Jacopo Sannazzaro (dipinto da Tiziano)

L'isolotto principale Ŕ vicinissimo alla costa, raggiungibile da chiunque, a nuoto, con poche bracciate; la tradizione popolare ritiene che sia stato Lucullo a farlo separare artificialmente dalla terra ferma.

Confuse - e tutte da verificare - sono le notizie storiche che circolano su questo luogo.

A metÓ del XVII secolo, la Gajola era ancora disseminata di resti d'epoca romana.

Nel 1815 vi fu piazzata una batteria di cannoni in difesa del golfo.
Agli inizi dell'Ottocento fu abitata da un eremita che viveva delle elemosine che gli lasciavano i pescatori del luogo in un cestello appeso alla statua di San Francesco posta sulla sommitÓ dello scoglietto limitrofo (che gli antichi definivano "Limon", dal greco leimon = dilettevole).

Nella seconda metÓ del XIX secolo vi fu costruita una villa signorile che Ŕ sempre stata al centro di tutte le sue tristi vicende.

Ai primi del Novecento, per pochi anni, fu abitata da un certo Norman Douglas, un omonimo del noto autore di "La Terra Delle Sirene".
 

Negli Anni Venti appartenne al tedesco Hans Braun che fu trovato ucciso, avvolto in un tappeto con il cranio trapassato da un proiettile; la giovane moglie anneg˛ per il cedimento della fune della teleferica di collegamento con la terra ferma sulla quale stava viaggiando.

Il successivo proprietario, l'industriale farmaceutico Maurice Sandoz, morý suicida in Svizzera.

Poi fu la volta dell'industriale tedesco dell'acciaio Paul Karl Langheim - noto come "il barone" - che and˛ in fallimento, dissanguato dalle dissolutezze degli efebi di cui si circondava.

Negli Anni Sessanta la villa pass˛ a Gianni Agnelli che la fece dotare - sull'isolotto minore accanto - di un eliporto; frequentatori storici della Gajola sostengono di aver intravisto aggirarsi per la villa e farsi il bagno, in quel periodo, ospiti celebri come l'attrice Sofia Loren

In seguito, ne fu proprietario il miliardario Paul Getty (quello tristemente salito alla ribalta della cronaca nera per il sequestro del figlio Paul Junior).

Ultimo della lista Ŕ stato, negli Anni Settanta, Gian Pasquale Grappone, coinvolto nel fallimento della sua compagnia d'assicurazioni e finito in carcere.

Un singolare naufragio

Il pomeriggio del 12 agosto 1911, tra le secche della Gaiola si aren˛ l'incrociatore San Giorgio pilotato dal marchese Gaspare Albenga. L'insolito evento - verificatosi fuori stagione, quando la marina della Gaiola Ŕ frequentata solo dai suoi pochi abitanti - richiam˛ un insolito pubblico da varie parti della cittÓ che fece lievitare sensibilmente il numero delle giocate al lotto; il grande Raffaele Viviani ne conserv˛ memoria nell'opera I Pescatori. Le reali cause dell'incidente non si seppero mai ma qualche congettura fu formulata dal momento che a bordo dell'imbarcazione era presente anche una vecchia amica del comandante, subito fatta sbarcare dalla nave con una scialuppa calata furtivamente.
L'inchiesta aperta dal Ministero della Marina si concluse con la sospensione a tempo indeterminato dell'ufficiale dalle sue funzioni...

"'O spirito 'e Lucietta"

Tra le innumerevoli storie di fantasmi che si raccontano a Napoli, i posillipini veraci ricorderano certamente quella di Lucietta, lo spirito della giovane moglie tedesca di Hans Braun annegata per il cedimento del cavo della teleferica che collegava l'isola maggiore della Gaiola con la terraferma.
Il suo lugubre lamento si sentirebbe durante le notti di tempesta.


Stefano tuffatore