di MIMMO CARRATELLI
È stato
l’ischitano più famoso a girare il mondo, Na Voce, Na Chitarra e ’O
Poco ’E Luna, cantando per la regina Elisabetta e diventando, a New
York, l’amico stimato dei più noti jazzisti. Il grande Count
Basie lo chiamava "Calais". Con Ugo Calise
ricordavamo i tempi del «Monkey Bar» (nella piazzetta di Porto
d’Ischia) e quelli della «Conchiglia» di Forio dove Romano
Mussolini suonava anche la fisarmonica.

Romano
Mussolini ed Ugo |
«Donna Rachele, la madre di Romano,
cucinava manicaretti deliziosi. Io avevo sempre fame. E donna Rachele diceva che
era una gioia cucinare per Ugo Calise. Facevo onore ai suoi piatti, Romano un
po’ meno perché aveva paura di ingrassare».
Poi vennero il «Rangio Fellone» e il «Pignatiello». Ischia
era l’isola notturna e mondana. Il vecchio Angelo Rizzoli vi
portava tutta Cinecittà.
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Ugo Calise e William "Count" Basie |
Calise, con la sua chitarra, cominciava a cantare a mezzanotte in punto, e
l’ascoltavano Sofia
Loren e Miriam Bru, Françoise Arnoul e Antonella Lualdi, Sordi,
Delia Scala, Ugo Tognazzi, ma anche Alberto
Moravia e Totò;
girando il mondo l’ascoltò Jacqueline Kennedy. Ricordavamo quei tempi e un ragazzino di Napoli, Stefano
Russo, che studiava musica seriamente, e una volta se ne andò
per due anni a Parigi a prendere lezioni di armonia da Pierre Cullaz e di
canto da Michael Aspinall,
si aggirava tra noi. |

Sofia ed Ugo |
«Quello mi sta rubando il mestiere» - diceva Calise - «Ma
gli voglio bene perché è capace, è serio, ha passione e vuole essere
nientemeno che il mio erede».
Il ragazzo, diplomato al Conservatorio, aveva cominciato con la musica
brasiliana diventando uno specialista della
Bossa
Nova. Calise lo ricondusse
alla canzone napoletana. «Guagliò, l’anima della musica è Napoli!», gli
diceva. «Maestro, insegnatemi», gli rispondeva il ragazzo.
Nacque un rapporto
come tra padre e figlio.
Così è cresciuto e si è affermato Stefano Russo,
oggi chitarrista, cantante, arrangiatore e compositore stimato da
Armando
Romeo e Peppino di Capri, Cicci
Santucci, Fred Bongusto, Fausto Cigliano.
Magro come un chiodo, occhiali da intellettuale e con una zazzera da saraceno,
Stefano Russo è il piccolo principe con la chitarra delle serate mondane
d’Ischia. I suoi accordi delicati e la sua voce dolce ripercorrono i successi
della canzone napoletana. «Se Ugo mi vedesse», sospira Stefano. Il grande Ugo
sarebbe contento del ragazzo «che gli rubava il mestiere».
Nel 1995, Stefano Russo ha vinto il
Premio
Nazionale Ugo Calise guadagnandosi alcuni passaggi televisivi a «Rai Uno
Mattina».
Il suo sogno è di far rivivere il ricordo di Calise non solo ad
Ischia.
Calise fu anche il re delle notti romane alla «Rupe Tarpea» e al «Kit
Kat» dove Faruk gli chiedeva «I’ Te Vurria Vasà» e Zsa
Zsa Gabor lo trascinò in un ballo «da rotocalco». Di Calise, che da
Ischia lanciò Peppino di Capri affidandogli
Nun
È Peccato, una delle sue prime canzoni, Stefano Russo conosce la vita e gli aneddoti più gustosi.
Gianni
Minà lo invitò al «Grenoble» a cantare alla presentazione
dell’antologia della canzone napoletana interpretata da Calise che suo nipote Mauro,
docente universitario e giornalista politico, ha raccolto in quattro
straordinari c.d.. Di Calise parlammo tutta la serata.
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Gianni Minà e Stefano |

Calise al Premio Strega del
1966 |
I ricordi degli anni
ischitani erano tanti, Adriano Mazzoletti li ha raccontati in una bella
serie di trasmissioni radiofoniche.
Stefano Russo ricorda che Calise gli parlava spesso del mitico nonno francese,
governatore della Martinica, che giunse a Ischia su un veliero a tre alberi e
sposò un’isolana mora e bellissima. E poi le serate al «Pignatiello» dove Delia
Scala chiedeva a Ugo di cantare insieme «Levate ’A Cammesella!». E le
sere americane al «Birdland»,
dove suonavano Stan Kenton e Duke Ellington, e Calise diventava
"Calais", tra Napoli e il jazz.
La leggenda di Calise rivive nei ricordi del ragazzo «che gli rubava il
mestiere» e che ne ripropone i successi con gli accordi giusti alla
chitarra e la voce dolce che piacerebbero al grande Ugo.
«Se solo fosse ancora con noi !», dice Stefano con un velo di commozione.
Mimmo Carratelli
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