|


Biografia
Biography

Eventi

Trascrizioni
Transcriptions

Discografia
Discography

Acquisti
Purchases | |
Musica
Popolare
Brasiliana
(considerazioni generali)
|
 |
© esclusiva proprietà dell'autore ed è coperto da Copyright
Internazionale.
Chi
desidera studiare il processo di formazione della musica popolare
brasiliana
dalle origini
trova, come ostacolo insormontabile, la scarsità di informazioni fino
al secolo XVIII e la totale mancanza di esempi musicali relativi a un arco di
ben tre secoli (a partire dal 1500).
I
documenti musicali o di natura letteraria esistono, in generale, a partire
dal secolo XIX in quanto raccolti da viaggiatori europei, forniti dalla
musica popolare o urbana stampata e, dalla fine di quel secolo, anche dagli
studi sul folklore.
Tale
materiale, benché scarso, ha permesso agli studiosi di giungere alle seguenti
conclusioni: ai tempi in cui il Brasile era una colonia(*),
ognuna delle etnie che lo popolavano (amerindî,
portoghesi e
africani) aveva una propria tradizione musicale; col secolo XIX
apparvero le prime tracce di una produzione nazionale, ancora priva, però, di
una sua originalità; soltanto nell’ultimo quarto dell’Ottocento, fissando
elementi sino ad allora instabili o indeterminati, la musica popolare brasiliana
iniziò a delinearsi come creazione originale rappresentativa di tutto un popolo.
(*)
Il Brasile fu scoperto nel 1500 dal navigatore Pedro Alvarez Cabral e fu
colonia Portoghese fino al 1822.
Amerindî
La musica degli
aborigeni del Brasile, al pari di ogni altra musica primitiva, era
essenzialmente religiosa, legata ad attività e cerimonie tipiche della vita
delle tribù: canti e danze di guerra, di caccia, di pesca,
d’invocazione e di omaggio alle entità soprannaturali venerate(*).
(*)
Dato il valore rituale attribuito alla musica, le tribù autoctone tenevano in
grande considerazione i cantori di ambo i sessi che potevano muoversi con
la massima libertà tra amici e nemici e, se venivano catturati in guerra, erano
risparmiati (e con essi i loro figli) dal sacrificio nei riti antropofagi dei
vincitori.
L’
imposizione del catechismo e l’ abolizione della schiavitù per
gli indî(1)
volute dai Gesuiti
(che ridusse il loro contatto diretto con i bianchi) contribuirono a far sì che la
cultura indigena lasciasse poche tracce nelle tradizioni musicali del Brasile,
salvo il caso di alcuni strumenti caratteristici come il sonaglio
(maracà) delle orchestre di danza e alcune forme poetico-musicali.
(1)
Il governo portoghese con una legge del
20 marzo 1570, vietò di schiavizzare gli Indios (ad eccezione dei casi in cui
questi fossero caduti prigionieri in seguito ad iniziative ostili ordite da loro
stessi).
Africani
La sopravvenuta
mancanza di mano d’opera determinò la necessità per i colonizzatori portoghesi
di procurarsi nuovi schiavi; ciò venne a danno del popolo africano.
Gli schiavi neri deportati dall’Africa(*) possedevano una
cultura superiore - in termini di organizzazione politica, arte, mitologia e
folklore - di quella degli aborigeni brasiliani; il loro lungo contatto con i
bianchi, determinato dalla condivisione della vita domestica e dalle relazioni
amorose interrazziali, fu poi l’elemento che permise ai neri una più notevole
influenza degli amerindi sulla formazione della società brasiliana.
(*)
Gli schiavi africani introdotti in Brasile dai Portoghesi appartenevano,
essenzialmente, a tre gruppi distinti: i Sudanesi
(soprattutto Yorubà ed Evé) provenienti dalla Costa D’ Avorio e dalla
tristemente nota “Costa degli Schiavi” (Togo, Benin, Nigeria
occidentale), i neri mussulmani
del Sudan Occidentale (Haussi, Tiapi, Mandinghi e
Fula) deportati
soprattutto nello stato di Bahia e i
neri Bantu - provenienti dalla vasta area
del Congo (Camerun, Repubblica Centrafricana, Guinea Equatoriale, Gabon,
Repubblica del Congo e Repubblica Democratica Del Congo), dall’Angola e
dal Mozambico - concentrati soprattutto nella zona di Rio de Janeiro,
nel Nord Est e nello stato di Minas Gerais. La schiavitù dei neri
fu ufficialmente vietata nel 1850 ma la loro tratta continuò, illegalmente,
ancora per quasi quarant’anni.
Come
per gli amerindî, anche per i neri d’Africa la musica aveva soprattutto una
funzione sociale e religiosa; durante la loro lunga prigionia, i canti e le
danze furono l’unica distrazione ad essi concessa: servivano ad alleviare il
lavoro dei campi, a commemorare le festività religiose (quasi tutte
di origine cattolica) e allo svago. Attraverso i continui contatti con l’
uomo bianco, il nero trasmise ad esso molti costumi, assimilandone a sua volta;
apprese la musica europea non solo per averla sentita nelle case dei padroni
e nelle chiese ma anche perché lo studio di essa faceva parte dei suoi
particolari doveri: gli schiavi neri spesso svolgevano anche le mansioni di
dentista, flebotomo e
musico(*).
(*)I
complessi musicali neri costituivano un elemento essenziale delle grandi feste
popolari dove erano tenuti ad eseguire danze ma anche pezzi d’opera
(tra l’altro, molti musicisti neri leggevano la musica).
Le influenze certe
della musica africana su quella brasiliana si possono ricondurre ad elementi
caratteristici come l’uso della scala esatonale, il ritmo sincopato,
la strofa poetico musicale improvvisata seguita da un breve ritornello,
ma anche a gesti coreografici come l' Umbigada (danza di coppie soliste
con l’urto dei ventri), ad un gran numero di strumenti: lo Xilofono, il
Ganzà (tubo di latta con sassolini), la Cuìca, l’Urucungo
(Berimbau), gli
Atabaques (vari tipi di tamburo) e la creazione di alcune
danze drammatiche (Congadas, Congos, Cucumbis, Taiêras, Quicumbres,
Quilombos) utilizzando elementi di testo e di musica portoghesi.
Portoghesi
Ma il contributo
maggiore alla musicale brasiliana - considerato il fatto che, come paese, esso
cominciò ad esistere in seguito alla colonizzazione e fu governato per più di
tre secoli dal Portogallo - è toccato ai bianchi.
La musica brasiliana, infatti, ha ereditato dal Portogallo forme musicali,
canti tradizionali, testi poetici, danze, ma soprattutto le
fondamenta della musica europea: il sistema armonico
tonale e la costruzione melodica.
Furono importati dai colonizzatori portoghesi anche tutti gli strumenti
brasiliani tipici della musica d’accompagnamento (chitarra, cavaquinho,
pianoforte) e solistica (mandolino, violino, violoncello,
flauto, saxofono, clarinetto).
Considerazioni finali
Dall’ integrazione di elementi della musica amerindia e africana con la
struttura basilare della musica portoghese si formò la musica popolare
brasiliana e, da quest’ ultima, poi, anche la musica colta del Brasile che la
prese a modello per acquisire delle peculiarità specificamente nazionali.
Nel secolo XIX furono, inoltre, introdotte in brasile numerose danze da
salotto originarie di vari paesi europei come il
valzer, la polka, la
mazurca, lo
schottish e la quadriglia. Tra i
paesi la cui musica ebbe influenza su quella popolare brasiliana si annoverano
la Spagna che trasmise pure l’ uso di alcune danze (fandango
e tirana) e l’ Argentina (con
il
tango).
Anche
la musica italiana e la canzone napoletana hanno esercitato - a
partire dal Novecento, soprattutto grazie all’ immigrazione(1)
e alle trasmissioni radiofoniche(2)
– un’ influenza non trascurabile, specie sui musicisti della zona di
San Paulo
(Garôto) e di Rio De Janeiro (Baden Powell).
(1)
San Paulo è
la città con la maggiore presenza di italiani al mondo (oltre cinque milioni).
(2)
Lo stesso
Baden Powell evidenziò il fenomeno nel corso di in un’intervista concessa
al quotidiano Il Mattino di Napoli nel 1982.
Napoli, 12 Ottobre 2009
Stefano
Russo
©
esclusiva proprietà dell'autore
ed è coperto da Copyright Internazionale.
|